È morto Paolo Villaggio, inventore del (reale) “cinema-verità” italiano

È morto lunedì 3 luglio a Roma, all’età di 84 anni, l’attore Paolo Villaggio. Da alcuni giorni era ricoverato al Policlinico Gemelli. La figlia Elisabetta su Facebook: “Ciao Papà ora sei di nuovo libero di volare”.

Villaggio è nato a Genova il 30 dicembre 1932. Interprete televisivo e cinematografico di personaggi legati a una comicità paradossale e grottesca, come il professor Kranz e Giandomenico Fracchia, è noto al grande pubblico per la creazione letteraria e la seguente trasposizione cinematografica (in dieci pellicole) del ragionier Ugo Fantozzi.

All’attività comica fanno eco quella di scrittore e musicista. Ha recitato in parti più drammatiche, partecipando a film di registi come Federico Fellini, Marco Ferreri, Lina Wertmüller, Ermanno Olmi e Mario Monicelli. Nel 1992, in occasione della 49esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, riceve il Leone d’oro alla carriera. Nell’agosto del 2000 gli viene assegnato al Festival del cinema di Locarno il Pardo d’onore alla carriera.

Dopo anni di cabaret e a seguito della scoperta di Maurizio Costanzo, Villaggio debutta nella trasmissione radiofonica “Il sabato del Villaggio”, in cui racconta in prima persona le storie fantasiose e stralunate di un tragicomico impiegato: terreno su cui fioriranno, di lì a poco, le avventure del ragionier Ugo Fantozzi.

A seguire, il 4 febbraio 1968, esordisce sul piccolo schermo, conducendo il programma d’intrattenimento Quelli della domenica (scritto da Marcello Marchesi, Enrico Vaime, Italo Terzoli e dallo stesso Costanzo), dove ha modo di far conoscere, da una parte, un tipo di comicità strettamente ‘fisica’, come nel caso dell’aggressivo e sadico Professor Kranz, e dall’altra il suo primo personaggio umiliato e sottomesso, Giandomenico Fracchia, caratterizzato da una mimica gommosa e inedita.

L’anno dopo, viene chiamato a condurre una nuova trasmissione: “È domenica, ma senza impegno”, con la partecipazione di Cochi e Renato, del Quartetto Cetra, di Ombretta Colli, Gianni Agus e Oreste Lionello. Qui, Villaggio reinterpreta nuovamente Fracchia, modellandolo nella sua forma pressoché definitiva. In seguito, partecipa ad altre trasmissioni televisive come Canzonissima. Tra le tante attività collaterali di Villaggio anche la radio, dove, nel 1968, presenta un proprio programma (Il sabato del villaggio) e, successivamente, Formula uno, dove è solito intervistare i grandi protagonisti della musica italiana.

Nel gennaio 1974 lavora di nuovo in radio nel programma Gran varietà, condotto da Johnny Dorelli, dove interpreta la figura dell’Estetisto, una sorta di visagista da strapazzo che si rivolge al pubblico con il saluto ‘conigliettini miei’ e sottopone Giandomenico Fracchia agli esperimenti più bizzarri e quindi, dal novembre 1975, passa alla conduzione della trasmissione assieme a Raffaella Carrà dove propone un curioso gioco dal titolo ‘Villaggio Quiz’. Sempre nel 1968, comincia per il comico genovese la parallela attività in campo cinematografico.

Esordisce al cinema nel film Eat it!, seguito da ‘Il terribile ispettore’, del 1969. Da ricordare il film di Ruggero Deodato ‘I quattro del pater noster’, dove recita assieme ai comici Enrico Montesano, Lino Toffolo e Oreste Lionello.

Nel frattempo, pubblica sulla rivista “L’Europeo” i racconti tratti dai monologhi delle sue trasmissioni, dove il personaggio Fantozzi acquisirà un’importanza sempre maggiore. In questi testi (pubblicati nel 1968) appaiono, per la prima volta e in maniera definitiva, i vari compagni d’avventura del ragioniere, destinati ad accompagnarlo per moltissimi anni: la remissiva e disillusa signora Pina Fantozzi, la mostruosa figlia Mariangela, il compagno di lavoro ragionier Filini, l’eterna fiamma signorina Silvani, lo sbruffone geometra Calboni e il Megadirettore Galattico che incombe col suo potere assoluto sulle vite dei suoi dipendenti.

Nel 1971 questi racconti confluiscono nell’opera prima Fantozzi, edita dal gruppo Rizzoli, che diventa ben presto un bestseller (più di un milione di copie vendute), venendo tradotta in molte lingue.

Il successo editoriale spinge Villaggio a scrivere un seguito: “Il secondo tragico libro di Fantozzi”, uscito nel 1974, dove si perfeziona ulteriormente il carattere e la vis comica della maschera. Esce nel 1972 ‘Come farsi una cultura mostruosa’, edito da Bompiani.

All’inizio degli anni Settanta Villaggio intensifica la sua produzione cinematografica, grazie al sodalizio con Vittorio Gassman, all’epoca mattatore della commedia all’italiana. L’occasione si presenta allorché Mario Monicelli, anche su pressione dei produttori, decide di girare il seguito del fortunato film L’armata Brancaleone. Entrambi gli artisti si rincontreranno sul set quasi dieci anni dopo, nel 1981, recitando nel film Il turno di Tonino Cervi, ispirato al romanzo di Luigi Pirandello.

Nello stesso periodo recita nel film di Salvatore Samperi, Beati i ricchi, oltre a condurre la trasmissione Senza rete (programma televisivo), per la regia di Enzo Trapani. Sempre nel 1972 partecipa, nelle vesti di ‘guastatore’, al Festival di Sanremo, condotto da Mike Bongiorno e Sylva Koscina. Nel 1974 Villaggio, di concerto con la Rizzoli film, decide di trasportare sul grande schermo la maschera di Fantozzi, affidandone la direzione al regista Luciano Salce. Un anno dopo (sempre per la regia di Salce), esce nelle sale Il secondo tragico Fantozzi, che bissa il consenso della pellicola precedente.

Nell’autunno del 1975, torna in televisione quello che Paolo Villaggio definisce “la proiezione nevrotica di Fantozzi”, ossia il timido e complessato Giandomenico Fracchia. In questo modo nasce una nuova serie, suddivisa in quattro episodi dal titolo: “Giandomenico Fracchia – Sogni Proibiti di uno di noi”.

Dopo quattro anni di assenza dalle sale, nel 1980 avviene il rilancio cinematografico di Fantozzi con il film Fantozzi contro tutti (anticipato dall’omonimo libro uscito per la Rizzoli nel 1979), che vede alla regia, per la prima e unica volta, lo stesso attore, coadiuvato dal semi-esordiente Neri Parenti, che a partire dal film Fracchia la belva umana diverrà il suo regista di riferimento.

Nel 1983 ritorna in televisione nel contenitore serale di Corrado Ciao Gente, dove ripropone la caratterizzazione di Gemma Pontini (una sorta di stramba opinionista).

Verso la metà degli anni Ottanta Villaggio, assieme a Neri Parenti e altri registi, inanella una serie di pellicole comiche di facile consumo, destinate al grande pubblico. Nel febbraio del 1989 cominciano le riprese dell’ultima fatica del maestro riminese Federico Fellini, “La voce della Luna” e tutta l’attenzione della stampa è rivolta alla curiosa scelta dei due protagonisti: Roberto Benigni e Paolo Villaggio. Nell’ottobre del 1992 esce nelle sale cinematografiche Io speriamo che me la cavo, pellicola diretta dalla cineasta romana Lina Wertmüller. Dopo

aver mandato in pensione il suo personaggio, con l’ultimo film degli anni Ottanta “Fantozzi va in pensione”, il comico presenta sulla schermo un nuovo capitolo dal titolo “Fantozzi alla riscossa”, dove viene confermato, ancora una volta, il medesimo cast. La saga arriva alla sua conclusione nel dicembre del 1999, con il trascurabile e quasi ignorato “Fantozzi 2000 – La clonazione”, dove alla regia troviamo Domenico Saverni.

Con l’avvento del nuovo millennio, Villaggio depone la maschera di Fantozzi, allontanandosi, in maniera definitiva, dal cinema comico.

Tra il 2002 e il 2009, si riduce progressivamente la sua attività cinematografica, intensificandosi, al contrario, quella di scrittore. Nel 2003 viene chiamato da Francesca Archibugi a indossare i panni del sacerdote manzoniano Don Abbondio, nella serie televisiva Renzo e Lucia, in cui recita assieme a Stefania Sandrelli e Laura Morante. Nel 2012 è di nuovo sul grande schermo per una piccola partecipazione nel film Tutto tutto niente niente di Giulio Manfredonia con Antonio Albanese.

FONTE: ITALPRESS

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