Amministrative, ecco perché per il M5S non è una sconfitta

La sconfitta la subisce chi accetta di partecipare a una sfida. Chi si estranea dalla lotta, invece… non perde mai.

Può sembrare banale, ma è esattamente questa la sintesi delle elezioni amministrative 2017, le ultime prima del voto “pesante”, quello delle Politiche. E che consegna un Paese esattamente come lo sogna il Movimento 5 Stelle, quello che tutti, politici e commentatori, additano come il vero “sconfitto” da questa tornata elettorale, ma che in realtà non lo è, proprio perché ha deciso liberamente di non entrare mai in partita.

Il ragionamento è semplice, forse banale, ma rispecchia ciò che vuole davvero il vertice del M5S, Davide Casaleggio e Beppe Grillo, rigorosamente in quest’ordine, che non è alfabetico ma di potere interno.

Il bersaglio a cui l’erede del visionario Giandomenico punta è quello grosso: il potere legislativo, il governo, le stanze dei bottoni. Partecipare anche alle competizioni locali era un vecchio pallino del compianto Casaleggio senior, che un minimo di progetto politico comunque ce lo aveva in testa. E chiedeva al suo gruppo di seguirlo.

Le nuove generazioni, però, di quel progetto non vogliono nemmeno sentir parlare. Racconta un comunicatore che con il Movimento e la Casaleggio ha lavorato (e ci si è anche scontrato, vincendo la propria, personale battaglia, peraltro), che Davide nella sua vita è più interessato a fare il giro del mondo in bicicletta piuttosto che a far politica. Ma senza la politica, che è diventato il core business della sua azienda, morirebbe anche la Casaleggio e Associati, facendo finire padri e madri di famiglia, giovani di belle speranze per strada. Qualcosa di inaccettabile, per un carattere come il suo.

Al di là se sia vero, falso o romanzato questo racconto, l’atteggiamento avuto dai pentastellati in questa campagna elettorale non si discosta molto dalla visione. Perché a parte Genova, dove Grillo in persona ha silurato la candidata scelta dal blog, delle altre città in cui si votava non c’era traccia dei big, nessun volto noto ha speso il proprio tempo e i propri consensi per questo o quel cittadino-portavoce-candidato.

Casualità? Nemmeno per sogno. Perché pare che a Casaleggio jr non vada proprio giù l’idea di dover tenere a bada centinaia di amministratori locali, di comuni magari piccoli, che prima o poi un grattacapo te lo creano, rischiando che sui giornali anche un permesso per una variante di 100 metri possa trasformarsi in un casus belli con cui sparare a zero sul Movimento e renderlo inaffidabile agli occhi dell’opinione pubblica.

Perché prendersi tutti questi rischi, quando nel mirino c’è, appunto, il bersaglio grosso? Infatti il M5S non se l’è preso. Per dirla alla Buffon, si è “scansato”.

E allora Genova, direte voi. Beh, Genova è il classico incidente di percorso: Grillo sapeva che la candidata Cassimatis era una delle voci più critiche del Movimento a Genova, accettare una sua vittoria avrebbe significato uno “sputtanamento” continuo e prolungato, per di più con la concessione del logo e del nome da parte del vertice. Meglio prendersi due mesi di batti e ribatti, un po’ di titoli non edificanti sui giornali, ma poi aspettare che questa storia finisse nel dimenticatoio (come è successo), piuttosto che trascinarsi una “ribelle” per 5 anni di opposizione in Consiglio comunale. Perché tanto, di chance di vittoria non ne aveva una che fosse una, questo mettiamolo in chiaro subito.

I più attenti e critici potranno tirar fuori la storia di Pizzarotti. E ‘Capitan Pizza’, allora?

Anche in questo caso ha prevalso il vecchio adagio del gioco che non vale la candela. Il sindaco uscente, che ha avuto una buona affermazione ma si dovrà giocare un secondo tempo apertissimo al ballottaggio, 5 anni fa era quello che aveva conquistato “la Stalingrado del M5S”, disse Beppe. Ma di questa consiliatura resta veramente poco. Parma è una città da sempre amministrata bene, senza troppi grattacapi a cui dover porre rimedio. Non è Roma, insomma. Dunque, per potenzialità e assenza di lacci e lacciuoli, avrebbe potuto e dovuto fare molto di più.

Ecco perché Pizzarotti è stato lasciato andare, senza fasciarsi la testa o sbattersi per ricucire il rapporto. Semplicemente non era propedeutico al progetto del Movimento.

In poche parole, se Pizzarotti avesse portato lustro e consenso state certi che lo avrebbero trattato coi guanti. Invece…

Dunque, riprendendo il filo del discorso, chi non partecipa non può perdere. E di conseguenza non può nemmeno vincere. Ma quando una forza politica ha come obiettivo quello di conquistare il governo, le stanze dei bottoni e istituzioni ben più “alte” dei semplici comuni, anche una sconfitta su tutta la linea alle Amministrative può trasformarsi in una vittoria.

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